Ve lo possiamo ricordiamo GRATUITAMENTE
L’Olocausto è una finestra, piuttosto che un quadro appeso ad una parete. Spingendo lo sguardo attraverso questa finestra è possibile cogliere una rara immagine di cose altrimenti invisibili. Cosa della massima importanza non soltanto per i responsabili, le vittime e i testimoni ma ANCHE PER CHI VIVE OGGI SPERANDO DI ESSERLO ANCHE DOMANI. Ciò che si vede attraverso questa finestra non mi pare affatto piacevole. Ma quanto più la vista risulta deprimente, tanto più mi convinco che chi avesse rifiutato di guardare lo avrebbe fatto a proprio rischio e pericolo. [Zygmunt Barman]
CHE COSA È: Si tratta di un evento spettacolare dove le forme del teatro si trasfigurano in quelle delle discoteca e viceversa. Il pubblico è chiamato a danzare e viene imbrigliato in una fitta rete di azioni che con lentezza impercettibile trasformano lo spazio in una sorta di “trappola per topi” dove prende forma uno spettacolo che sviluppare il quesito della volubilità della memoria. TEMI La produzione di opere artistiche che sono riconducibili direttamente o indirettamente alle tematiche dello sterminio degli Ebrei da parte dei Nazisti è praticamente innumerabile. Allora perché parlarne ancora? Perché la memoria è sempre a rischio e in questo secolo sempre di più. Oltre alla nostra connaturata attitudine che ci conduce involontariamente alla rimozione del ricordo, ci troviamo a far fronte a nuove sfide che il nostro secolo ci pone: le assoluzioni che la memoria del potere si regala, la frammentazione che la cultura del consumo impone sradicando il concetto di origini, i mas media costruttori sempre di nuovi presenti incapaci di insegnare una cultura di interconnessione dell’informazione. Questo lavoro nasce dell’esigenza di opporsi alle assoluzioni, alle castigazioni, agli sradicamenti della memoria. Nasce dall’esigenza di pensare alla memoria non come una isomorfia dell’esperienza passata ma piuttosto come una riattivazione dinamica e attiva, una continua ricategorizzazzione del passato attraverso il presente. Ecco allora si spiega il perché è necessario ancora parlare dello Sterminio degli Ebrei e perché sarà ancora necessario negli anni futuri: un presente sempre diverso richiede una continua rielaborazione. Come dice lo stesso Leonardo Da Vinci: “A torto si lamentan gli omini del tempo, incolpando quello di troppa velocità, non s’accorgendo quello essere di bastevole transito; ma la buona memoria, di che la natura ci ha dotati, ci fa che ogni cosa lungamente passata ci sia sempre presente”. L’obiettivo del nostro lavoro, quindi, si focalizza sul legame tra presente e passato senza però volere attualizzare impropriamente avvenimenti passati, piuttosto utilizzando la visione della realtà fornita dai nostri tempi come una lente focale per leggere il passato.

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