Voci fuori Campo

Voci fuori campo

“La gioia ha mille volti e fino a quando il sangue scorre caldo nelle vene, essa è sempre pronta ad accendersi in noi” Ka-tzetnik

Con Roberto Capaldo e Daniela Visani
Allestimento, regia e drammaturgia: Davide D’Antonio

Adatto dai 13 anni in su (dalla 3° media)

I temi
Voci fuori campo è uno spettacolo intrigante e di sottile ironia, che attraverso gli occhi due ragazzi ripercorre un periodo buio della nostra storia dagli anni ‘30 al ‘45. Uno spettacolo che parla della mostruosità dei regimi totalitari e dei loro peggiori risultati: i campi di concentramento nazzisti e i Gulag russi.
“Voci fuori campo” è una sorta di thriller che porta lo spettattore ad appassionarsi alle vicende umane dei due protagonisti svelando solo alla fine il messaggio dello spettacolo: l’incomprensibilità della cinica violenza pertrata dall’uomo verso i propri simili in contrasto con gli incredibili slanci di bontà di cui è capace.

La storia
La storia si dipana raccontando in parallalelo le vicende di due protagonisti che apparentemente non hanno niente a che fare ma che poi si incrociano in un crescendo di suspense.
La prima è la vicenda di un ragazzo cresciuto in orfanotrofio a suon di botte e punizioni ma incredibilmente portato per la matematica e che proprio grazie a questa a sua dote riesce a superare ogni bruttura in cui il suo tempo lo fa incappare: la guerra civile, i gulag e la seconda guerra mondiale.
A questa si intreccia la vicenda di una giovane ragazza ebrea alla quale la famiglia cerca di nascondere la progressiva degradazione che subisce a causa delle leggi raziali fino alla deportazione nei campi di concentramento. Pur privata dei genitori la giovane continua a vedere il mondo dalla particolare angolatura che i genitori le avevano fornito, fino ad un momento dirompete che farà cadere il suo mondo di carta e guardare la dura realtà.
I due giovani si incontrano solo per un breve attimo, per un fatto furtuito che fa intrecciare i loro destini: lei ormai disinlusa e stremata vuole toglersi la vita gettandosi in un acquitrino all’interno del campo, lui diventato soldato viene mandato a liberare il medesimo campo ma, scioccato, ricerca refrifregiario proprio in quello specchio di acqua. Sarò ancora una volta il caso a giocare un ennesino tiro mancino.
Se la storia finisce tanto tragicamente da condannare l’essere umano ad una dannazione perpetua è, però, il carattere del tutto particolere dei protagonisti, la loro umanità, la loro capacità dirompente e a volte provocatoria di vedere sempre del “buono” nel futuro e nelle altre persone a riscattare l’uomo da una condanna meritata.

Note di regia
Ho costruito uno spettacolo dal ritmo veloce e sciolto perchè voglio che abbia un carattere divulgativo: che la gente abbia la curiosità di conoscere e di approfondire la nostra recente storia, un priodo la cui conoscenza è essenziale per capire non solo gli attuali sistemi geopolitici ma la cultura del mondo occidentale. Per fare questo ho cercato di ricostruire con fedeltà i dettagli storici senza tuttavia entrare nel “discalismo” di maniera ma attraverso le pieghe del racconto.
Ho pensato ad un testo agile, ricco di battute a dalla lingua scorrevole per ricreare un grado di naturallezza espressiva necessaria ad un camonicazione che potesse appassionare lo spettatore come in un film.
Ho voluto trovare in queste vicende abominevoli la forza per capire e per ammirare questo UOMO.