Joy
“Ho la sensazione che tutto sia privo di senso. Non è una sensazione ispirante. Alla fine andrà tutto bene? Intendo col passare del tempo le cose gradualmente si sistemeranno? Penso che dovrei ricominciare da capo. Come fai a ricominciare da capo?”
Che la nostra vita sia un paradosso è ormai un dato di fatto. Come si relaziona, però, l’uomo a questo paradosso? Da dove trova la voglia di vivere, la forza di superare le crisi quotidiane che lo affliggono, la solidità di sconfiggere paure piccole o ancestrali?
Una risposta ovviamente paradossale c’è.
Joy è uno spettacolo grottesco dove l’assurdità viene presa come paradigma del vivere quotidiano e viene utilizzato come strumento per smascherare ironicamente le nostre paure, facendoci prendere coscienza forse del più grande paradosso umano: della limitatezza delle suo agire e della grandezza del suo essere.
Joy è una spettacolo al limite del performativo nelle quali si alternano parti di composizione istantanea a quelle più strutturate e si svolge a stretto contatto con lo spettatore. Lo spazio scenico è, infatti, indiviso. Solo una serie di neon delineano delle tracce di scena che viene più volte rimodellata nell’evolversi della perfrmance e che ingloba in ultima battuta lo spettatore.
Joy vuole indagare il paradosso del vivere per resistituire un senso profondo alla parola felicità.

