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Recensione di “Exit” di Israel Horovitz

Quattro storie. Quattro personaggi diversissimi tra loro, ma con un punto in comune: l’insoddisfazione verso la proppria esistenza, che si troverà riflessa in quattro incontri casuali.
E’ Mirna, ragazza goffa e insicura, a dare il via alla danze, piombando per una strana coincidenza nello studio di un bizzarro santone; un ministro di una rivoluzionaria pseudo-medicina, che promette il raggiungimento dell’estasi emozionale. E sarà proprio grazie a un singolare macchinario, l’elettrorivelemozionometro, che Mirna scoprirà il suo vero Io e troverà la forza di ribellarsi a un futuro squallido e apparentemente inevitabile. Finché guardandosi riflessa in uno specchio si vedrà per la prima volta finalmente bella.
Incontri analoghi segnano nel porno italiano o nel male le vite di altri “perdenti”: dall’obeso che incontra una breve felicità per mano di una dietologa ciarlatana, alla ricca annoiata allegerita dal veggente di turno, che si ritorverà soddisfatta dalla nuova condizione di precarietà, fino all’attore fallito che scopre la sua “gaytude” dopo un provino al cospetto di una regista iper-esigente.
Morale: nessuna. O meglio: come dimostrare che quattro banali incontri possono cambiare in negativo o in positivo la propria esistenza. Attingendo però a un frasario stereotipato di largo uso nelle nuove religioni di oggi: dalle dottrine metafisiche e paranormali, ai credo del fitness, fino al linguaggio demenziale della pubblicità. Ciò non toglie che l’autrice, Cecilia Bernabei, eviti il tono moraleggiante in favore di un’ironia estrema che sfocia – soprattutto nel finale – in una comicità a tratti esilarante, con battute e inaspettati intermezzi coreografico-musicali, in cui lo spettatore si riconosce suo malgrado. La regia, curata dall’autrice, è in perfetta sintonia con il tono del testo: rapida, in crescendo, con pochissime pause e un montaggio degno di un film d’azione.
Valido l’apporto dei due protagonisti, entrambi impegnati in un doppio ruolo: Ilaria Pardini e soprattutto Pietro Pilla, che si muove con naturalezza sul terreno brillante. Tutto questo fa di “Exit” un piccolo testo che ci avvicina con humour al mondo della nuova drammaturgia.