BRUTO

BRUTO

coproduzione con compagnia Mor/Quattro e Teatro I

di e con Alessandro Mor e Alessandro Quattro

Con Alessandro Quattro

Luci di Stefano Mazzanti

Suoni di Carlo Dall’Asta

Questo progetto ha origine dal “Giulio Cesare” di William Shakespeare.

La nostra elaborazione drammaturgica isola la figura di Marco Bruto, il tirannicida, in un luogo metaforico che sintetizza lo spazio tra due azioni tragiche (l’assassinio di Cesare e il suicidio di Bruto).

Lo immaginiamo solo, coperto da un lenzuolo come in un mausoleo della memoria, ma ancora visitato dai fantasmi di Cesare, Antonio e Cassio, che lo costringono a rivivere e riagire la sua complessa esistenza ancora in cerca di una soluzione (“Morire. Dormire. Sognare forse. Ah, questo è il nodo! Già, perché che vengano dei sogni a visitarci anche da morti, e quali, ecco il nodo: ecco il pensiero che fa così longevi i nostri mali.” Amleto, III, I).

Il suo sogno, o il suo incubo, procede dividendo la mente e i sensi tra l’ossessione di ciò che deve compiere con gli altri cospiratori, e la necessità di fare un discorso pubblico politicamente convincente per giustificare le ragioni del suo atto.

Il luogo in cui si trova si trasforma quindi nel giardino privato di Bruto, nel Senato, nello studio di un politico moderno che prova a trovare le parole giuste per il suo discorso, e in un’ arena televisiva da cui parlare in diretta alla nazione, fino a riassorbire la sua figura nella sua fissità fuori dal tempo.
Ci interessa indagare il percorso intimo di un personaggio pubblico, i dubbi che si affollano nella coscienza dopo un’azione di estrema ribellione, come quella contro la svolta autoritaristica del cesarismo.
Questo archetipo del conflitto politico ci pone anche oggi le stesse domande: è pienamente realizzata una collegialità nelle decisioni che ci riguardano? Quanto partecipiamo al bene comune? Quanto siamo manipolabili dai discorsi della politica? L’eliminazione di un leader politico può mai essere giustificata in nome della libertà di un popolo? Dove risiede esattamente il confine tra politica e terrorismo?
E Bruto, che si assume pubblicamente la responsabilità politica dei suoi atti, sa leggere in profondità i movimenti e le accelerazioni del momento storico che sta vivendo, o si arrocca in un idealismo fuori dal tempo?
E più in generale, un singolo può veramente intervenire sugli eventi, tentare di “raddrizzare” la Storia, o questa è un flusso imprevedibile e inarrestabile che travolge drammaticamente chi le si oppone?